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L’ETNA: LA FLORA E LA FAUNA Stampa


 


  Ricca di storia, di fascino, di miti e leggende l’Etna è anche ricca di coltivazioni, vegetazione spontanea e di una fauna caratteristica. Le rigogliose coltivazioni di frutti nostrani e pregiatissimi, identificabili già a quota 600, giungono senza alcuno sforzo fino a 1000 metri s.l.m.

Le coltivazioni locali, tra i 600 e gli 800 metri s.l.m., costituiscono un cerchio ideale, con le cromie della terra, che cinge i fianchi della montagna. I territori di Bronte e Maletto sono famosi per le coltivazioni, rispettivamente, di pistacchio e fragole e per l’abbondanza di prodotti tipici realizzati con questi semplici prodotti della terra (torte, gelati, pasticcini etc;). Uscendo da Ragalna, in direzione del Vulcano, prosperano invece le colture di svariati frutti quali le mele, dai diversi colori (dovuti alla tipicità del terreno e del clima) e dalle dimensioni così singolari. Queste mele sono, infatti, molto piccole rispetto a quelle che compriamo di solito dal fruttivendolo di fiducia o al supermercato ma il loro gusto così dolce e succoso riesce a conquistare anche il palato più esigente. E continuando lungo questa strada non è difficile incontrare anche colture di pere e di pesche, quest’ultime rare e insolite si sono meritate il soprannome di “tabacchiere dell’Etna” a causa della singolare forma. Infine a quota 1000 nella zona del Pedemontano sorgono i vigneti di Nerello, famosi e decantati vigneti dai quali nasce il vino dell’Etna a marchio D.O.C.

Oltre i 1000 metri vi è abbondanza di vegetazione silvestre e selvatica. Passeggiando tra i 1000 e i 2000 metri si incontrano gli ulivi e la ginestra dall’intenso colore giallo e dall’inebriante profumo, poi lentamente il paesaggio cambia e davanti al visitatore si distendono incantevoli boschetti di castagni, con i loro sottoboschi particolarmente belli e odorosi in autunno. Continuando a salire si incontrano betulle, faggi e pini laricati. Poco al di sopra dei 2000 metri si incontrano la saponaria, l’astragalus (tipico della macchia mediterranea) e ancora più su radure di muschi e licheni.

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Il Vulcano Stampa


 

Il Vulcano “ETNA”

Numerosi sono i simboli che contraddistinguono e rendono unica la nostra isola nel mondo: dalla sua tipica forma a triangolo, la “trinacria”, alle distese di mandarini, arance e limoni, alle risorse del patrimonio storico ed archeologico e molto altro ancora. Ma più di tutto è forte l’identificazione della Sicilia e della sua gente con il Vulcano ETNA.

Immensa, maestosa, imponente. Il suo profilo domina una vastissima porzione della Sicilia orientale da Catania a Messina e persino dalla città di Reggio Calabria nonché dalla sommità della seggiovia di Gambarie, in Aspromonte. E’ un vulcano attivo, il più alto d’Europa[1], con i suoi 3343 mt. s.l.m., ed uno tra i maggiori al mondo. Ma i siciliani non ne temono l’ira e a furia tanto che essa viene spesso innocuamente definita “a muntagna”. Ancora oggi conserva il suo antico nome, ovvero “Mongibello[2]”.

 

DAL MITO…

Da secoli questo vulcano affascina abitanti e visitatori, nei secoli passati moltissimi nomi le sono stati attribuiti. Dal toponimo greco “Aitna”, che per i Romani divenne semplicemente “Aetna”, con il significato di “bruciare”, al toponimo Arabo “Jabal al-burkãn” ovvero “vulcano” in lingua araba. Una piccola curiosità a riguardo è data dal fatto che l’appellativo “a muntagna” per riferirsi al proprio vulcano è tipica delle popolazioni etnee, mentre è estranea al resto della Sicilia. Nel corso dei secoli la malia della “montagna” ha conquistato pittori, poeti, scrittori, viaggiatori, cantautori, verseggiatori, che hanno cercato di “imprigionarne” lo spirito nelle loro tele, nelle immemorabili pagine di una letteratura di viaggio, nelle loro storie e nelle loro canzoni. Leggenda e storia si confondono ed ecco che creature mitologiche e fantastiche fanno capolino dalla sommità del vulcano e dalla mente della gente. Si racconta di Giganti ribelli e bellicosi intrappolati nelle viscere dell’Etna per volere degli dei, si racconta di Eolo, dio del vento, che, sempre secondo le leggende, ha dimora nelle isole Eolie (che proprio da lui prendono il nome) il quale decise di “intrappolare” i venti nei cunicoli sotterranei del vulcano, ed i venti da allora tentano inutilmente di scappare, ed il loro lamentoso sibilo si può udire durante le silenziose notti stellate. Si racconta anche che Efesto (il dio del fuoco chiamato dai Romani “Vulcano”) abbia nella pancia dell’Etna le sue fucine e che incessantemente produca manufatti ed artiglieria per i capricciosi e pretenziosi dei.



[1] Il Vesuvio, in Campania, è considerato il più grande e pericoloso vulcano dell’Europa Continentale (isole escluse).

[2] “Mungibeddu” in siciliano.

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Foto curiositą Stampa

Il Municipio di Ragalna in costruzione 

 
L'Etna in scena Stampa

La straordinaria fontana di lava vista da Ragalna nella notte tra il 4 ed il 5 settembre 2007

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Segnalato da Siciliaorientale.com