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Il Vulcano “ETNA” Numerosi sono i simboli che contraddistinguono e rendono unica la nostra isola nel mondo: dalla sua tipica forma a triangolo, la “trinacria”, alle distese di mandarini, arance e limoni, alle risorse del patrimonio storico ed archeologico e molto altro ancora. Ma più di tutto è forte l’identificazione della Sicilia e della sua gente con il Vulcano ETNA. Immensa, maestosa, imponente. Il suo profilo domina una vastissima porzione della Sicilia orientale da Catania a Messina e persino dalla città di Reggio Calabria nonché dalla sommità della seggiovia di Gambarie, in Aspromonte. E’ un vulcano attivo, il più alto d’Europa, con i suoi 3343 mt. s.l.m., ed uno tra i maggiori al mondo. Ma i siciliani non ne temono l’ira e a furia tanto che essa viene spesso innocuamente definita “a muntagna”. Ancora oggi conserva il suo antico nome, ovvero “Mongibello”. DAL MITO… Da secoli questo vulcano affascina abitanti e visitatori, nei secoli passati moltissimi nomi le sono stati attribuiti. Dal toponimo greco “Aitna”, che per i Romani divenne semplicemente “Aetna”, con il significato di “bruciare”, al toponimo Arabo “Jabal al-burkãn” ovvero “vulcano” in lingua araba. Una piccola curiosità a riguardo è data dal fatto che l’appellativo “a muntagna” per riferirsi al proprio vulcano è tipica delle popolazioni etnee, mentre è estranea al resto della Sicilia. Nel corso dei secoli la malia della “montagna” ha conquistato pittori, poeti, scrittori, viaggiatori, cantautori, verseggiatori, che hanno cercato di “imprigionarne” lo spirito nelle loro tele, nelle immemorabili pagine di una letteratura di viaggio, nelle loro storie e nelle loro canzoni. Leggenda e storia si confondono ed ecco che creature mitologiche e fantastiche fanno capolino dalla sommità del vulcano e dalla mente della gente. Si racconta di Giganti ribelli e bellicosi intrappolati nelle viscere dell’Etna per volere degli dei, si racconta di Eolo, dio del vento, che, sempre secondo le leggende, ha dimora nelle isole Eolie (che proprio da lui prendono il nome) il quale decise di “intrappolare” i venti nei cunicoli sotterranei del vulcano, ed i venti da allora tentano inutilmente di scappare, ed il loro lamentoso sibilo si può udire durante le silenziose notti stellate. Si racconta anche che Efesto (il dio del fuoco chiamato dai Romani “Vulcano”) abbia nella pancia dell’Etna le sue fucine e che incessantemente produca manufatti ed artiglieria per i capricciosi e pretenziosi dei. |