| La cicala |
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Copyright © Alessio Asero
Gli sguardi dei soldati erano vuoti. La Luna li guardava con un velo di malinconia, quasi cosciente dei loro destini. Il silenzio della notte veniva squarciato dagli spari dei soldati nemici oltre il fiume, oltre le colline, oltre ogni fredda ragione… Giorgio non riusciva a prendere sonno. Nel frattempo Konrad montava il turno di guardia; pensava a sua moglie, ai suoi figli, alle giocate a carte con gli amici e si chiedeva il perché di questa guerra, di quest’odio ingiustificato: ma soprattutto si interrogava sul significato della sua vita e di quella degli altri soldati. “Come va Konrad?” gli sussurrò Giorgio all’orecchio. Il “Filosofo”-così veniva chiamato Konrad dagli amici che conoscevano la sua passione per la filosofia- non si girò a guardarlo,non gli rispose neanche: sembrava che i suoi pensieri l’avessero rapito, sembrava non rendersi conto della realtà che stava vivendo, degli orrori a cui doveva partecipare. Giorgio capì che non era il caso di insistere e decise di andarsene ma, non appena si allontanò dal suo orecchio, si sentì afferrato per un braccio. Con uno sguardo ancora assorto nei pensieri Konrad gli chiese: ”Perché siamo qui?” . L’atmosfera sembrava voler soffocare ogni tipo di risposta, l’odore delle armi ancora calde ricordava minaccioso le rappresaglie del tardo pomeriggio, il cielo si era nascosto dietro le nuvole, persino le cicale che scandivano il tempo con i loro striduli avevano smesso di fare da retroscena a quell’assurda realtà. “Stai tranquillo, ce la faremo!” gli esclamò Giorgio. Ma la verità era un’altra ed entrambi sapevano che solo la speranza li avrebbe potuti salvare dalla paura di morire. Intanto si era fatto giorno, un altro giorno di guerra, di paura, di profonda angoscia… Il generale Clark disse ai suoi uomini che era venuto il momento di attaccare il nemico da Ovest, lì, in mezzo ai boschi e alle colline; sapeva che era rischioso, che molte vite umane sarebbero state uccise in quell’attacco ma non aveva scelta:era l’unico modo di sopravvivere alla superiorità numerica e militare del nemico. Giorgio e Konrad seguivano il gruppo a distanza, avevano paura, stavano vicini guardandosi intorno e stringendo il fucile con tutte e due le mani. Ad un tratto un soldato urlò: ”Siamo fottuti, siamo fottuti, è un’imboscata, scappiamo, siamo fottuti!” . Rapidamente il panico si diffuse tra gli uomini del 5° reggimento. I due amici-soldati non sapevano dove sparare, cosa fare, vedevano i loro compagni cadere ad uno ad uno come foglie d’autunno, la paura prese il sopravvento… Konrad rimase immobile, non riusciva più a muoversi. Dei proiettili gli colpirono prima una spalla e poi una gamba, si accasciò fermo al suolo, non aveva più voglia di combattere e di rimanere lì, in mezzo agli assordanti spari delle mitragliatrici nemiche, aspettava solo che la morte lo andasse a prendere. Nel frattempo Giorgio era riuscito a mettersi al sicuro dietro ad un albero; provava una strana sensazione: era come se gli alberi della foresta guardassero dall’alto dei loro rami la scena di quel massacro e gli sussurrassero che Konrad non era morto, che era ancora vivo e aspettava che lui lo andasse a salvare. I pensieri di Giorgio affollavano la sua mente, aveva paura di morire, ma non poteva lasciare lì il suo amico di guerra e di vita. Così, preso dai rimorsi, Giorgio si precipitò a cercare Konrad in mezzo a quel teatro di sangue, scena di violenza e di distruzione. Non sapeva dove cercarlo, dove trovarlo, i corpi sembravano tutti uguali e gli spari continuavano imperterriti in cerca di altre vittime. Ad un tratto Giorgio si ricordò di quel breve dialogo fatto con Konrad la notte precedente; si ricordò di quell’atmosfera pesante come il piombo dei proiettili, del cielo che si nascondeva dietro le nuvole proprio come lui si era nascosto dietro gli alberi… Decise di chiudere gli occhi per ascoltare almeno una volta nella sua vita il silenzio, di trovare una risposta dentro sé stesso, nel profondo del suo cuore, nella sua anima… Improvvisamente sentì lo stridulo di una cicala, lo seguì, sentiva che quella cicala gli avrebbe indicata la giusta strada per salvare la vita del “Filosofo”. Riuscì a trovarlo, fuggirono insieme verso la vita e compresero che l’importante non è capire perché viviamo ma vivere.
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