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Il Vulcano Stampa


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a cura di Tiziana Di Leo

 

Il Vulcano “ETNA”

Numerosi sono i simboli che contraddistinguono e rendono unica la nostra isola nel mondo: dalla sua tipica forma a triangolo, la “trinacria”, alle distese di mandarini, arance e limoni, alle risorse del patrimonio storico ed archeologico e molto altro ancora. Ma più di tutto è forte l’identificazione della Sicilia e della sua gente con il Vulcano ETNA.

Immensa, maestosa, imponente. Il suo profilo domina una vastissima porzione della Sicilia orientale da Catania a Messina e persino dalla città di Reggio Calabria nonché dalla sommità della seggiovia di Gambarie, in Aspromonte. E’ un vulcano attivo, il più alto d’Europa[1], con i suoi 3343 mt. s.l.m., ed uno tra i maggiori al mondo. Ma i siciliani non ne temono l’ira e a furia tanto che essa viene spesso innocuamente definita “a muntagna”. Ancora oggi conserva il suo antico nome, ovvero “Mongibello[2]”.

 

DAL MITO…

Da secoli questo vulcano affascina abitanti e visitatori, nei secoli passati moltissimi nomi le sono stati attribuiti. Dal toponimo greco “Aitna”, che per i Romani divenne semplicemente “Aetna”, con il significato di “bruciare”, al toponimo Arabo “Jabal al-burkãn” ovvero “vulcano” in lingua araba. Una piccola curiosità a riguardo è data dal fatto che l’appellativo “a muntagna” per riferirsi al proprio vulcano è tipica delle popolazioni etnee, mentre è estranea al resto della Sicilia. Nel corso dei secoli la malia della “montagna” ha conquistato pittori, poeti, scrittori, viaggiatori, cantautori, verseggiatori, che hanno cercato di “imprigionarne” lo spirito nelle loro tele, nelle immemorabili pagine di una letteratura di viaggio, nelle loro storie e nelle loro canzoni. Leggenda e storia si confondono ed ecco che creature mitologiche e fantastiche fanno capolino dalla sommità del vulcano e dalla mente della gente. Si racconta di Giganti ribelli e bellicosi intrappolati nelle viscere dell’Etna per volere degli dei, si racconta di Eolo, dio del vento, che, sempre secondo le leggende, ha dimora nelle isole Eolie (che proprio da lui prendono il nome) il quale decise di “intrappolare” i venti nei cunicoli sotterranei del vulcano, ed i venti da allora tentano inutilmente di scappare, ed il loro lamentoso sibilo si può udire durante le silenziose notti stellate. Si racconta anche che Efesto (il dio del fuoco chiamato dai Romani “Vulcano”) abbia nella pancia dell’Etna le sue fucine e che incessantemente produca manufatti ed artiglieria per i capricciosi e pretenziosi dei.



[1] Il Vesuvio, in Campania, è considerato il più grande e pericoloso vulcano dell’Europa Continentale (isole escluse).

[2] “Mungibeddu” in siciliano.

Talvolta leggende e religione si fondono insieme e ne nascono storie sul legame indissolubile tra l’Etna, la città di Catania e S. Agata. Celeberrima è la leggenda che narra di devoti catanesi i quali riuscirono ad arrestare l’avanzata del fronte lavico diretto verso la città portando in prossimità della colata il velo della Santa.

 

…ALLA STORIA

A differenza di altri vulcani le cui manifestazioni sembrano risultare ogni volta “disastrose” se non addirittura fatali, o di altri ancora noti per la loro acquiescenza prolungata nei secoli, l’Etna è invece periodicamente in attività. Tale attività si manifesta principalmente con fenomeni di “degassamento”, vale a dire le famose e pericolose fuoriuscite di gas dal cratere, che negli anni passati hanno provocato anche delle vittime, e di emissione di cenere e lapilli la cui caratteristica è la malleabilità. Appena espulsi dal cratere, a contatto con l’aria esterna, la loro temperatura si abbassa rapidamente e possono essere facilmente manipolati. Alcune volte a seguito di queste manifestazioni si verifica anche l’emissione di magma abbastanza fluido all’origine che rallenta però la sua corsa a causa del raffreddamento esterno.

A memoria d’uomo si ricordano episodi distruttivi parte dei quali dovuti alla stupidità o all’imprudenza umana. Ne sono esempio l’anomala attività del 1979 che produsse l’espulsione di una serie di massi, uccidendo così alcuni imprudenti turisti che si erano spinti fino alla sommità del cratere; altri esempi tristemente noti sono le morti di esploratori e amanti della natura i quali, avventuratisi imprudentemente lungo i fianchi del vulcano, in prossimità di crateri e di feritoie nella roccia, rimasero vittime proprio dei fenomeni di degassamento.

Ma accanto a queste “tragedie annunciate” si ricordano altre tragedie purtroppo imprevedibili e dai risvolti luttuosi.

La più antica, storicamente, risale a più di 8000 anni fa, ed è stata recentemente dimostrata dai geologi che hanno raccolto le “testimonianze” dell’evento dai fondali del Mediterraneo. Non è ancora stato stabilito con certezza se si trattò di un’eruzione di gigantesca portata unita ad un terremoto, ma si sono invece raccolte tracce delle conseguenze di tale attività: uno tsunami di proporzioni spaventose rovesciatosi sul Mediterraneo come un animale impazzito. La sua furia si protrasse dalle coste siciliane a quelle calabresi ed oltre raggiungendo in 4 ore persino la Grecia e l’Albania da un lato, e l’Egitto e la Libia dall’altro. Le devastazioni provocate possiamo facilmente immaginarle se pensiamo che l’altezza media delle onde si aggirava tra i 13 ed i 15 metri.

 

Le eruzioni “storiche”…

I libri di storia parlano poi di un’altra eruzione avvenuta nel 1669 definita una delle più devastatrici. In pochi mesi di attività la lava coprì una sterminata porzione del territorio catanese. L’eruzione fu preannunciata da un evento sismico che abbatté la cittadina di Nicolosi ed arrecò ingenti danni all’architettura ed all’impianto urbanistico di altri paesini etnei quali Trecastagni, Mascalucia, Pedara. La scia lavica raggiunse in poco tempo la citta di Catania, la accerchiò, ne lambì le mura. Accerchiò anche il Castello Ursino, simbolo della Catania Medievale, che all’epoca sorgeva su una scogliera a ridosso del mare (così come altre parti della città), lo risparmiò miracolosamente, ma lo distanziò dal mare per circa un chilometro e mezzo. Dopo poco si aprì nei pressi di Nicolosi un’enorme fenditura dalla quale si rovesciò fuori una sconvolgente quantità di lava che sommerse molti paesini ai piedi del vulcano. Poi il flusso lavico, lentamente si diresse verso il mare e vi si gettò. Ancora oggi il lungomare di Catania, con il suo familiare aspetto frastagliato è testimone della storia di quei giorni. Nella sagrestia del Duomo di S. Agata è conservato un quadro il cui autore, G. Platania, ha immortalato fedelmente nella tela il diramarsi dei fronti lavici nel 1669, illustrandone il cammino dalla sommità dell’Etna fino alle coste catanesi. Questo dipinto, oltre che per la bellezza, è ammirato anche perché è un documento storico attendibilissimo, utile agli storici ed ai geologi per ricostruire gli eventi di quel periodo. Più recenti furono altri eventi altrettanto distruttivi come l’eruzione nel 1928, nel 1971 (durante la quale fu distrutto l’osservatorio vulcanologico e la funivia), nel 1981 (che minacciò seriamente persino alcuni tratti della ferrovia), nel 1983 (che portò al primo tentativo di deviazione del fronte lavico per mezzo di esplosivo poiché il flusso lavico aveva messo seriamente a rischio le sorti di Ragalna e di altri paesi nelle immediate vicinanze), nel 1991, eruzione giudicata tra le più lunghe della storia recente del vulcano, il flusso lavico sembrava inarrestabile, in poco tempo penetrò all’interno della Valle del Bove da un lato, dall’altro entrò, ricoprì e superò il Salto della Giumenta, davanti a sé la città di Zafferana sembrava oramai compromessa. La paura scatenatasi portò all’elaborazione di numerose strategie contenitive a cui presero parte la Protezione Civile e l’Esercito, unendo gli sforzi eressero una muraglia di 20 metri d’altezza che riuscì nel suo intento e salvò la cittadina di Zafferana Etnea. Si ricordano, poi, gli episodi di distruzione del Rifugio Sapienza, o l’eclatante esplosione della cisterna alle spalle del Rifugio, ripresa anche da un’emittente locale.

 

Nel corso degli ultimi anni a muntagna si è risvegliata molte altre volte emettendo piccoli e grandi “boati”, facendo tremare la terra, colorando le notti stellate con getti elevatissimi di lava incandescente e sfavillante.

 

Puoi saperne ancora di più guardando le due presentazioni…dai, clicca!

LA FORMAZIONE DEL VULCANO ETNA

FLORA E FAUNA DELL’ETNA

 
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Segnalato da Siciliaorientale.com